Denise Pipitone: nuova pista o nuovi elementi su piste già battute?

Riaperte le indagine sul caso giudiziario della scomparsa di Denise Pipitone.
Nuova pista o nuovi elementi su piste già battute?
Le novità sembrerebbero riguardare i due nuovi indagati (ndr: lo apprendiamo a mezzo stampa, al momento in cui scriviamo, non ci sono conferme ufficiali) Anna Corona e Giuseppe Della Chiave, nipote di Battista, il signore audioleso di cui è stata rivista la testimonianza alla luce di una nuova interpretazione.
Diamo per scontato che chi legge conosca bene la storia e facciamo qualche considerazione.
Questo sarebbe lo scenario che avrebbe avuto davanti ai suoi occhi Battista Della Chiave da via Rieti: il mare, una scogliera dove non ci sono approdi, impraticabile da barche, ma non impossibile. Di certo non si vedono i due ponti/cavalcavia che si trovano uno a circa 2 km, l’altro, quello del mercato del pesce, a circa 3-4 km, non si vede nessun faro, o almeno il lampeggiare con la luce diurna. E se Battista Della Chiave, nella sua testimonianza, avesse fatto riferimento a una seconda fase del sequestro (quanto tempo sarebbe passato tra una fase e l’altra del sequestro, giorni, mesi, anni?), gli attori sarebbero sempre gli stessi? Un sequestro nel sequestro?
Il ‘Peppe’ di cui parla, sarebbe sempre il nipote Giuseppe Della Chiave che in realtà è più conosciuto come Pino, e alla cui descrizione (capelli ricci, pizzetto, barba) sembrerebbe non corrispondere? I ‘Giuseppe’ tirati in ballo nel caso giudiziario, sono tanti. In primis Giuseppe D’Assaro, marito di Rosalba Pulizzi –sorella di Pietro Pulizzi -padre biologico di Denise, Giuseppe Della Chiave, Giuseppe Lo Bono, e persino un Giuseppe militare. A nostro avviso, si dovrebbe ancora una volta rivedere la testimonianza di Battista Della Chiave, interpretandone quelli che sono, nel suo caso ancor di più, i ‘segni’, i modi di dire che sono peculiari del nostro territorio. Qualcuno ha mai chiesto a Battista in quale arco temporale avrebbe dovuto essere collocato il suo racconto?
E’ improbabile che Battista, il giorno del rapimento di Denise, avesse visto uno scooter lanciato dal cavalcavia. Primo, perché da via Rieti non avrebbe potuto vedere, secondo perché i due ponti/cavalcavia sono collocati in zone frequentate. E poi, le acque sotto il ponte/cavalcavia più vicino a via Rieti, sono bassissime con delle secche e persino delle spiaggette. L’altro cavalcavia collocato nel mercato del pesce, è ancor più improbabile, perché lanciando uno scooter da quella posizione, ci sarebbe stato il rischio che sarebbe finito sulle auto se non addirittura sulle persone, in un mercato del pesce frequentatissimo da pescatori, cittadini, e pieno di barche con il loro via vai. Il gesto che Battista fa, quando indica ‘puzza’, è esageratissimo. Gli abitanti del posto sono abituati all’odore/fetore del pesce, per molti è addirittura gradevole; di che puzza parla Battista, se dovessimo mimare i gesti di Battista, li ricondurremmo a una puzza che sa di rancido, di marcio, di qualcosa andato a male da giorni. Forse un cadavere?
Tornando ai ‘Peppe’ coinvolti nel caso giudiziario, ci sarebbe da chiedersi che ruolo avesse avuto Giuseppe D’Assaro, pentito pluriomicida, ritenuto testimone inattendibile per aver più volte ritrattato le proprie dichiarazioni. Tuttavia, alcune sembra non averle mai ritrattate (parlo, non parlo, vabbè parlo, tanto sono inattendibile), almeno dalle notizie che si leggono in rete, e fanno riferimento ai dialoghi con la moglie Rosalba Pulizzi, sorella di Piero.
D’Assaro sosteneva di aver visto Denise in vita pochi mesi dopo il rapimento. A suo dire, nel marzo 2007 avrebbe trasportato in scooter fino a Trapani il corpo dentro un borsone per gettarlo in mare (i gesti di Battista Della Chiave quando mima un motore e vede qualcuno, lui dice ‘Peppe’, allontanarsi. E se il racconto di Battista dovesse essere interpretato al contrario? Cioè che avesse visto qualcuno scendere dalla barca con Denise –viva o morta non è chiaro, avvolta in una coperta- e successivamente il ‘Peppe’ allontanarsi con il motore?). Tutto questo salvo poi, ritrattare e rivolto in aula a Piera Maggio: “Non so dov'è Denise, quello che ho detto oggi è la verità, come quello che ho detto fino al 2005. Quello che invece ho detto nel 2007 sono tutte fesserie. Non è vero niente. Ho detto che la bambina era morta perché mi volevo accattivare gli inquirenti. Chiedo perdono alla signora Piera Maggio per quello che ho detto. Mia moglie Rosalba Pulizzi mi ha detto che è stata lei a portare la bambina a Palermo assieme a Jessica”, “In carcere sono stato minacciato per le mie dichiarazioni sulla scomparsa di Denise. Alcuni detenuti mi hanno detto: tu parli troppo”, “Quando Denise sparì ero in carcere a Catania. La notizia l'ho appresa in tv e poi me ne parlò mia moglie, Rosalba Pulizzi, in un colloquio. In una lettera, inoltre, mia moglie mi disse 'ti parlerò dopo'. Poi, durante un permesso dal carcere, mia moglie mi disse che la 'bambina si trovava a Palermo' e che 'l'aveva presa Jessica'. Non mi disse chi l'aveva portata a Palermo. Quando ho cercato di saperne di più, mi ha detto: 'Mica posso rovinare mio fratello', riferendosi a Piero Pulizzi.
Vedevo che mia moglie aveva paura di parlare, anche se mi diceva che poi mi avrebbe detto come erano andate le cose, ma poi non me lo disse. Sempre mia moglie, nel 2003, mi aveva detto della relazione tra Piero Pulizzi e Piera Maggio e che Piero diceva a Piera 'lascia tuo marito e vieni con me, altrimenti mi prendo la bambina'. I rapporti con la mia ex moglie si sono interrotti quando ho raccontato queste cose”.
"A Denise erano stati tinti i capelli e quando l'ho incontrata giocava con mio nipote che ha sei anni. Lo ricordo perché l'altro nipotino quel giorno compiva un anno".
“Dopo essere stata rapita, e prima di essere trasferita a Palermo, la bambina fu portata al ristorante Lo Squalo di Mazara. Me lo disse la mia ex moglie, Rosalba Pulizzi”.
Nel ristorante, che secondo quanto raccontato da D'Assaro era di proprietà di una zia della sua ex moglie, e quindi parente anche di Jessica Pulizzi, la bambina sarebbe stata nascosta fino a tarda notte.
E a proposito di Palermo, bisogna ricordare che la notte del rapimento, il cellulare di Anna Corona si sarebbe spostato da Mazara del Vallo per diverse ore raggiungendo la zona di Palermo per poi ricomparire a Mazara all'alba. Il ripetitore telefonico che alle 6 e 10, cercando il cellulare di Anna Corona inviò, secondo la procedura standard, un sms di avviso di chiamata si trovava esattamente nell’area ad est di Palermo, a Carini. E a Carini è situata l’abitazione di Giovanna D’Assaro (figlia di Giuseppe D’Assaro e Rosalba Pulizzi) e Antonino Cinà (marito di Giovanna D’Assaro). Gli inquirenti hanno ritenuto che la casa/casolare di campagna a Villagrazia di Carini, proprio di Giovanna D’Assaro e Antonio Cinà, potesse essere stata la prigione di Denise. Il casolare è stato localizzato grazie a una consulenza tecnica depositata dalla parte civile, seguendo le tracce telefoniche nella notte tra l’1 e il 2 settembre 2004 del cellulare di Anna Corona.
L'accertamento sul casolare, rinviato all'ultimo momento, doveva servire per individuare eventuali tracce biologiche della presenza di Denise. L'immobile non è stato posto sotto sequestro.
Il questore di Trapani Giuseppe Gualtieri :"E' gravissimo che la casa non sia stata nemmeno sequestrata".
Frazzitta: “Dalla consulenza di Genchi è emerso che quando, il 2 settembre 2004, verso le 8.30, Anna Corona ritornò a Mazara del Vallo, il fratello Marcello Corona (ndr: più volte in molte testate abbiamo inncontrato il nome di Marcello Corona e si volesse dire Claudio Corona, non sappiamo se per un errore, refuso, o se Anna Corona abbia un altro fratello di nome Marcello) partì alla volta di Palermo, proseguendo, poi, verso la provincia di Messina. All’andata, infatti, il suo telefono cellulare, ha spiegato Genchi, fu agganciato da celle nei pressi di Palermo, Capo d’Orlando e Sant’Agata di Militello. Fino al primo settembre 2004 – ha inoltre affermato Genchi – ci sono migliaia di contatti telefonici tra Anna Corona, Jessica Pulizzi, Gaspare Ghaleb con utenza telefonica di Antonino Cinà, ma dal 2 settembre si interrompono rapporti. Cinà disattiva l’utenza telefonica e ne attiva un’altra”.
''Ho appreso solamente questo pomeriggio alle 18 che era stato disposto per domattina un accertamento tecnico irrepetibile, da me stesso sollecitato. Ho appreso inoltre della revoca dello stesso accertamento disposta dalla Procura, in seguito alla riserva di incidente probatorio presentata dall'avv. Arianna Rallo che ne ha provocato il differimento. Vicenda estremamente grave, visto che è previsto dal codice che la persone offesa venga avvisata. Inoltre avevamo comunicato già da diverso tempo alla Procura di Marsala di avere nominato come consulente tecnico di parte per questi accertamenti il generale Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma''.
Successivamente, non sono state trovate tracce biologiche, né impronte, dell'eventuale presenza di Denise nell'immobile di Villagrazia di Carini. Sull'esito di questo ''accertamento tecnico irripetibile'' gli ufficiali del Ris hanno riferito nell'incidente probatorio tenutosi davanti al gip Greco.
Abbiamo sempre ritenuto viva Denise, che nessuno avesse intenzione di ucciderla, ma che se fosse successo, è perché qualcosa è andato storto.
Abbiamo sempre privilegiato la ‘pista tunisina’.
Gli unici a poter chiarire tutto potrebbero essere Anna Corona e Jessica Pulizzi, con tutti i complici del caso.
Non abbiamo mai pensato, e non potrebbe essere, ad Anna e Jessica come esecutrici materiali del sequestro, anche se per l’accusa era stata lei a rapirla. Tra gli indizi a suo carico, l’intercettazione ambientale di una conversazione tra Jessica e la madre, Anna Corona, negli uffici della polizia, dove aspettativa di essere interrogata. “Io a casa c’a purtai (a casa gliela portai)” disse la Jessica. Secondo l’accusa Jessica avrebbe portato prima Denise a casa del padre per avere da lui la conferma che fosse la sorella naturale. Non trovandolo, avrebbe poi consegnato la bambina ad altre persone mai identificate. Nelle motivazioni, però, la Cassazione ha sottolineato che la ragazza, all’epoca 17enne, non era l’unica a nutrire risentimento verso la bambina. “Era attribuibile lo stesso movente”, scrive la corte, anche alla madre di Jessica, Anna Corona, tra l’altro non accusata del reato. In un altro passaggio delle motivazioni i giudici spiegano come la presenza della ragazza al mercato, a 500 metri dal luogo in cui scomparve Denise, non è una prova che sia stata lei a sequestrare la bambina, dato che Mazara, scrivono i giudici, è un centro di “ridotte dimensioni”.
Ma molte domande ci sarebbero ancora da porsi sulle due.
Anna Corona, questa donna dipinta dai media e dai più, come calcolatrice, spietata, fredda, accusata di aver premeditato il sequestro, perché la mattina del sequestro stesso si sarebbe allontanata dall’albergo in cui lavorava non preferendo piantarsi i piedi con i chiodi fino a farsi venire le stigmate? Ingenuità nel non aver calcolato che sarebbe additata, indagata, che avrebbero rivoltato come un calzino il registro delle firme?
Con chi si sarebbe allontanata Anna Corona dal posto di lavoro, chi sono gli ‘attori’ che entrano in gioco?
Persino Pietro Pulizzi la scagiona quando dice di aver toccato con mano il cofano della sua macchina e avendo constatato che il motore era freddo.
L’autore della lettera anonima, escludendo che non sia l’ennesimo ‘attore’ messo là per l’ennesimo depistaggio (viene da chiedersi perché dopo 17 anni e alla riapertura delle indagini sapendo che facendo nomi sarebbero scattati arresti), sostiene di aver visto, la mattina del sequestro, la bambina con tre persone e di non aver parlato sino ad ora per paura di ritorsioni, e da queste parti la paura di ritorsioni è dovuta a personaggi legati a un certo qual modo alla mafia, in questo senso a personaggi che nulla hanno da perdere, a personaggi che godono anche della protezione non solo di esponenti della mafia ma anche delle forze dell’ordine. Claudio Corona? Cinà? Matteo Marino lo ‘spiritato’ (nessuna traccia di Denise fu trovata sul suo peschereccio. Qualche mese dopo la scomparsa della bambina, nel 2005, una nota di servizio della polizia marittima di frontiera di Palermo aveva riportato la testimonianza di due tunisini in attesa di rimpatrio che affermavano di aver visto la bimba imbarcata verso una destinazione sconosciuta). Il proprietario dell’auto usata per il sequestro, è risultato estraneo alla vicenda, ma a chi avrebbe prestato la macchina, risulta una denuncia per la sparizione della macchina stessa?
Anna Corona e Jessica Pulizzi sicuramente sanno, l’atteggiamento è lo stesso di strafottenza citato dall’ex pm Angioni riferita al fratello Claudio, quello dell’impunibilità certa, tra protezione di esponenti malavitosi con la complicità delle forze dell’ordine.
Un'ultima considerazione: si indaga su un'auto abbandonata in via Rieti che si ritiene possa essere stata usata per il sequestro di Denise. Secondo Google Maps, nel 2010, quell'auto non c'era, e basta mettere su Google Maps "via Rieti Mazara Del Vallo", per rendersene conto.

Rosalba Pipitone