La città delle donne: orgoglio e sfida - A cura di Gianmarco Bernini


Negli ultimi trent'anni, il divario di genere e che include tutti gli aspetti collegati (politici, economici, salute, istruzione, e più in generale con preconcetti e stereotipi sociali), ha finalmente iniziato a frantumarsi con una velocità intrinseca all'evoluzione culturale dell’autodeterminazione delle donne.
Sono una ventina le grandi città del mondo governate da donne, alcune delle quali si propongono come interessanti laboratori di innovazione sociale e sviluppo sostenibile: Parigi con Anne Hidalgo, New Orleans con La Toya Cantrell, Barcellona con Ada Colau, Tunisi con Souad Abderrahim, San Francisco con London Breed, Chicago con Lori Lightfoot, Amsterdam con Femke Halsema. 


Una rete di donne che ha lanciato e promosso il progetto Women4Climate che mira a responsabilizzare, entro il 2020, 500 giovani donne che avvieranno azioni dinamiche e coraggiose a favore dell’adattamento climatico nelle principali città del mondo.
In un maggiore contesto politico, il primo Presidente donna del Parlamento europeo Ursula von der Leyen, ha marcato una diversa visione e, nel suo discorso di apertura al Parlamento europeo, ha presentato un piano articolato per costruire nei prossimi anni una nuova Europa, leader mondiale dell’Economia Circolare, solidale e creativa e un più autorevole soggetto politico, con interventi nei confronti delle fasce fragili e dei giovani. Un discorso esplicitamente dedicato al coraggio e l’audacia delle pioniere come Simone Weil.
La politica delle donne non deve essere più un’anomalia da premiare ma deve divenire un orizzonte del nostro futuro.


E in diverse parti del mondo stanno sorgendo occasioni, rete e luoghi di formazione e sviluppo di una cultura politica femminile. 
In Sicilia a Favara, Prime Minister è la scuola di politica, fondata con visione e coraggio da Florinda Saieva, fondatrice di Farm Cultural Park, e Denise Di Dio, presidente di Movimenta, riservata a giovani donne dai 14 ai 18 anni, per valorizzare il talento, la sensibilità e la capacità delle donne in politica.
La città delle donne non è una quota rosa urbana ma è una sfida per un futuro generativo e non rapace, futile, per una politica che rifiuti il fattore alfa, l’approccio prepotente, per coltivare la sensibilità dell’ascolto, del dialogo, della compartecipazione e dell’empatia. Una prova, un confronto e una sfida che riguarda tutti, uomini e donne, giovani e adulti.
Perché, come scrive Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice e attivista nigeriana, “doremmo essere tutti femministi”, coltivando un pensiero differente, più complesso, più generativo, più sensibile, più giusto, capace di farci comprendere meglio le esigenze del mondo, e quindi di guidarci con maggiore sicurezza verso un futuro migliore, a partire dalle città.



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