Alexandru Vakulowski: Siria, una traduzione inedita con lettura - a cura di Alexandrina Scoferta


Quando cerchiamo di descrivere piccole impressioni che abbiamo della realtà quotidiana, inevitabilmente qualcosa cambia sia nella realtà che nel nostro modo di nominarla, perché le parole vestono e i vestiti modellano il corpo. Questi versi sono contenuti nell’ultima raccolta di Alexandru Vakulovski – priveliști – che contiene poesie così, tutte scritte in minuscolo, senza segni di punteggiatura, senza giochi retorici, acrobazie lessicali, che dicono cose semplici, come il cane ciccione della vicina e la passante che controlla non si sia alzata troppo la gonna; cose così, come se il mondo fosse uscito fuori con i primi vestiti trovati nell’armadio e non volesse che gliene vengano offerti degli altri, più eleganti.


SIRIA

entrando in Siria
su un muro c’è scritto
Siria

Lei somiglia molto a
Ungureanu dice
Moni a Schwaltz
il quale mi dice che
il busto di Slavici è
di fatto quello di
Stalin con
i baffi sfoltiti

al centro della Siria c’è
un sepolcro con la terra
della tomba di Slavici
il sindaco sembra Iohannis

in ognuno di noi
si nasconde altro qualcun altro
solo che ci radiamo i peli

ȘIRIA

la intrare în Șiria
pe un zid scrie
Siria

ce mult semănaţi cu
Ungureanu îi zice
Moni lui Schwartz
care-mi spune că
bustul lui Slavici e
de fapt al lui
Stalin cu
mustăţile cioplite

în centrul Șiriei e
un sicriu cu pământ
din mormântul lui Slavici
primarul pare Iohannis

în fiecare dintre noi
se ascunde altceva altcineva
doar că ne bărbierim

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