Arthur Cravan & Mina Loy, otto traduzioni inedite - A cura di Marco Bartoli


Arthur Cravan nato Fabian Avenarius Lloyd, poeta svizzero, apolide.
Dopo la prematura espulsione dal collegio militare cui era stato iscritto dalla sua ricca famiglia comincia a girovagare per l’Europa, falsificando i propri documenti e sfruttando la sua millantata parentela con Oscar Wilde. 
Cambia diversi lavori, pubblica una rivista Maintenant in cui è autore di tutti i testi, tiene sermoni pubblici improvvisati. Ambiti nei quali dimostra una sensibilità anti-arte che lo colloca di diritto tra i precursori del movimento dadaista, per quanto i suoi eccessi critici derivino non tanto da motivi politici, quanto dall’estremo vitalismo, che lo spinge a criticare molti uomini del momento per la loro decrepitezza, più che per il ruolo pubblico o le loro attività e il loro contenuto. 
Apre una palestra in cui insegna box; l’unico suo incontro realmente disputato, di cui si abbia notizia certa, si svolge nel 1916 a Barcellona, contro Jack Johnson, attuale campione dei pesi massimi americano, conclusosi con una sonora sconfitta. 
Si trasferisce in America, dove conosce Mina Loy: transfuga del locale movimento futurista e personaggio di spicco della vita del Greenwich Village, dove è parte eminente di un gruppo artistico di cui fanno parte William Carlos Williams, Marcel Duchamp, Marianne Moore. I due iniziano una frequentazione, le cui informazioni ci giungono attraverso Colossus, la tarda autobiografia romanzata della Loy.
Dopo un breve periodo vissuto in viaggio tra America e Europa i due amanti si trovano in Messico, dove Arthur si ritira per evitare la coscrizione all’alba della Prima Guerra Mondiale. 
Nel 1918, quando Mina è incinta, Cravan si allontana su una piccola barca da Salina Cruz, luogo del loro ritiro da esuli, con il dichiarato obiettivo di trovare ospitalità e una nuova identità per entrambe in Brasile. Scompare misteriosamente. 
Lo stile del poeta svizzero si contraddistingue per l’ispida ennui, la spacconaggine di molti suoi versi esclamativi unita a una dolcezza intangibile e metaforica. Nel contrasto, quelli molto più raccolti, ma composti a un’altra età e dopo la perdita del marito, della Loy spiccano per la forza icastica e la scansione stoica del dettato. 

Di seguito otto traduzione inedite da me personalmente curate.


I would like to be in Vienna and Calcutta
AC

I would like to be in Vienna and Calcutta, 
Catch every train and every boat 
Lay every woman and gorge myself on every dish. 
Man of fashion, chemist, whore, drunk, musician, labourer, painter, acrobat, actor; 
Old man, child, crook, hooligan, angel and rake; millionaire, bourgeois, cactus, giraffe, or crow; 
Coward, hero, negro, monkey, Don Juan, pimp, lord, peasant, hunter, industrialist, 
Flora and fauna: 
I am all things, all men and all animals! 
What next? 
Assume a distinguished air, 
Manage to leave behind perhaps 
My fatal plurality!

Vorrei essere a Vienna o Calcutta

Vorrei essere a Vienna o Calcutta
Prendere ogni treno e ogni nave 
Sdraiare ogni donna e ingozzarmi di ogni piatto. 
Uomo alla moda, chimico, puttana, alcolizzato, musicista, bracciante, pittore, acrobata, attore; 
Vecchio, bambino, pezzente, teppista, angelo e libertino; milionario, borghese, cactus, 
giraffa o cornacchia; 
Codardo, eroe, negro, scimmia, Dongiovanni, pappone, signore, contadino, cacciatore, 
capitano d’impresa; 
Flora e fauna: 
Io sono ogni cosa, ogni uomo e ogni animale! 
Che altro? 
Assumere un’aria distinta, 
lasciarsi alle spalle magari 
La mia fatale pluralità! 


Mexican Desert 
ML

The belching ghost-wail of the locomotive
trailing her rattling wooden tail
into the jazz-band sunset.
The mountains in a row
set pinnacles of ferocious isolation
under the alien hot heaven.
Vegetable cripples of drought
thrust up the parching appeal
cracking open the earth
stump-fingered cacti
and hunch-back palm trees
belabour the cinders of twilight...

Deserto messicano

Il sussultante gemito-fantasma della locomotiva
che trascina il sonaglio la sua coda di legno 
dentro l’alba sincopata. 
Le montagne in fila indiana
innalzano pinnacoli di feroce isolamento 
sotto l’alieno cielo afoso. 
La verdura falcidiata dall’arsura 
innalza un accorato appello 
crepando spalancando la terra 
con le dita i monconi dei cactus 
e le palme ingobbite 
tamburellano i tizzoni del crepuscolo 


The Widow's Jazz
ML

The white flesh quakes to the negro soul
Chicago! Chicago!
An uninterpretable wail
stirs in a tangle of pale snakes
to the lethargic ecstasy of steps
backing in to primeval goal
White man quit his actin' wise
colored folk hab de moon in dere eyes
Haunted by wind instruments
in groves of grace
the maiden saplings
slant to the oboes
and shampooed gigolos
prowl to the sobbing taboos.
An electric crown
crashes the furtive cargoes of the floor.
the pruned contours
dissolve
in the brazen shallows of the dissonance
revolving mimes
of the encrouching Eros
in adolescence.
The black brute-angels
in the human gloves
bellow through a monstrous growth of metal trunks
and impish musics
crumbles the ecstatic loaf
before a swooning flock of doves.
Caravan
colossal absentee
the substitute dark
rolls to the incandescent memory
of love's survivor
on this rich suttee
seared by the flames of sounds
the widowed urn
holds impotently
your murdered laughter
Husband
how secretly you cuckold me with death
while this cajoling jazz
blows with its tropic breath
among the echoes of the flesh
a synthesis
of racial caress
The seraph and the ass
in the unerring esperanto
of the earth
converse
of everlit delight
as my desire
receded
to the distance of the dead
searches
the opaque silence
of unpeopled space.

Il jazz della vedova 

La carne bianca si sconquassa di fronte l’anima negra 
Chicago! Chicago! 
Un inintelligibile lamento 
si agita in un groviglio di pallidi serpenti 
fino la letargica estasi di passi 
che fanno retromarcia verso il primevo gol 
L’uomo bianco la schianta di fare l’assennato 
la gente colorata gia la luna negli ogghi 
Tormentati da fiati 
in boschetti di grazia 
i virgulti virginei 
si chinano agli oboe 
e gigolò impomatati 
si aggirano furtivi tra i tabù. 
Una corona elettrica 
schianta a terra i circospetti convogli. 
i frastagliati profili 
si dissolvono 
negli ottoni bassi della dissonanza 
si rincorrono pantomime 
dell’invasore Eros 
adolescente. 
I negri angeli-canaglie 
in guanti umani 
barriscono attraverso una crescita mostruosa di tronchi di metallo 
e musiche diaboliche 
collassano il bighellonare estatico 
davanti un’evanescente stormo di colombe. 
Colossale 
assente al serraglio 
il sostituto buio 
rotola alla memoria incandescente 
del sopravvissuto d’amore 
in questo ricco sati 
appassita dalle vampe dei suoni 
l’urna vedovile 
trattiene impotente 
il tuo riso assassinato. 
Marito 
quanto nascostamente mi hai tradito con la morte 
mentre questo lusingante jazz 
soffia con il suo alito tropicale 
tra gli echi della carne 
una sintesi 
di carezze multirazziali. 
L’angelo e l’asino 
nell’infallibile esperanto 
della terra 
discutono 
dell’inesauribile letizia 
mentre il mio desiderio 
retrocede 
la distanza dei morti 
fruga 
il silenzio opaco 
dello spazio spopolato. 


The drinker of eyes, Bendorp sonnet 
AC

Eyes black with the clarity of a diamond or agathis to have for nights with starless skies. Weary, he tilts his head toward you, lovingly and jokingly, as he would to a child. For the late love, a fire stirs the soul that enflames everything through such green eyes with strange neurosis and perversity which persecutes with uncatchable, obsessive fear. At this restless hour, he sees then as their own entity. Brilliant, lively gems in the claws of eyelashes; eyes of coralline and opal. When night falls, muttering the halves of words by an armchair, falling on his back, he distills and absinthe and sips a Bendorp cream!!!

Il bevitore d’occhi, sonetto alla Bendorp

Occhi neri con la chiarezza di un diamante o un’agata da possedere per notti con cieli sgombri di stelle. Affaticato, china la testa nella tua direzione, scherzoso e innamorato, come farebbe con un bambino. Per il tardo amore, un fuoco rimescola l’anima che avvampa ogni cosa attraverso occhi così verdi di strane nevrosi e perversioni che perseguitano con una inafferrabile, ossessiva paura. A quest’ora senza tregua, li vede come un’entità di per sé. Brillanti, vivaci gemme negli artigli delle ciglia; occhi di corallo e opale. Quando cala la notte, biascicando la metà delle parole attraverso i braccioli di una poltrona, crollato a sedere, distilla un assenzio e sorseggia una crema Bendorp*!!! 

*Crema di cacao di marca olandese


Nonsense 
AC 

Your eyes are a stream and I am a river man. When captive pains submerge and escalate, 
flowing the bath in a soft cascade, they look like polished, hard rocks on the small of your 
back. Frail satchel of musk, roman and amber, they move through your cool current in an arch, a more sinister black than the night of an ambush, and I leave on the waves, miraculously marine. Leaving your hair to touch your lips; fainting in the depths of your vapid eyes; in a boat of dreams with no direction. Dying to violins in the fingers of the virtuosos and on the breasts of the sea from the peninsula of the gulf, covering everything in exquisite pink clouds!

Nonsense

I tuoi occhi sono un ruscello e io uomo di fiume. Quando i dolori tenuti prigionieri risalgono e sommergono, allagando la vasca in una lieve cascata, sembrano come levigati, duri ciottoli sullo stretto della tua schiena. Fragili sacchette di muschio, porpora e ambra, muovono a arco attraverso la tua fresca corrente, un nero più sinistro di una notte di imboscata, e io mi allontano sulle onde, miracolosamente marine. Abbandonando i tuoi capelli per toccare le tue labbra; ansimando nelle profondità dei tuoi occhi evanescenti; in una nave di sogni privi di direzione. Morendo al suono di violini nelle mani di virtuosi e sui seni del mare dalla penisola al golfo, ricoprendo ogni cosa in squisite nuvole rosa! 


Rondo 
AC

Rosacea. A straightening up, a glass, and facial hair. This is what master chefs and pedants talk about, old hags and the proud, in long debates and small talk, so goes the ransom of old age. Their virtue is in wisdom, in never having lost a tooth, rosacea. But hell! It is the season of the green corsage and the blue swallow has migrated. The island wine says, “be imprudent!” Rain down your kisses in a smooth flood and give me the wisdom of a broken rose! 

Rondò 

Rosacea. Un rinvigorente, un bicchiere, e baffi. Questo è ciò di cui parlano cuochi stellati e pedanti, vecchie megere e boriosi, in lunghi dibattiti e chiacchiericcio, così paga il riscatto della vecchiaia. La loro virtù è nella saggezza, nel non aver mai perso un dente, rosacea. Ma al diavolo! È la stagione che rinverdisce e il passero ha migrato. Il vino delle isole suggerisce, “sii imprudente!” Lascia piovere i tuoi baci in una dolce alluvione e dammi la saggezza di un rosa spampanato! 


Solo of the night 
AC 

My dear child, my bratty brat, only an obstinate gentleman could play such a Lento on the mandolin. With the tender brush of a breeze like a satin sleeve, we taste the Neapolitan night, suave as a praline. What an exquisite jolt in the heart. An enchanted bird, vehement nightingale. We listen, if you can call it listening, to the sentimental romance. Your eyes act like the moon. 

Assolo notturno 

Ragazzo mio, monellacio, solo un ostinato gentiluomo potrebbe suonare un simile Lento al mandolino. Con la tenera carezza di un venticello come un manicotto di raso, assaggiamo la notte napoletana, dolce come un cioccolatino. Che squisito sobbalzo del cuore. Un uccellino incantato, un veemente usignolo. Ascoltiamo, se puoi chiamarlo ascoltare, l’aria di serenata. I tuoi occhi recitano la luna. 


Sad night
AC

A night of solitude, a night of poverty, 
Where ennui, your dog, stretches across your knees,
As solitary remorse gnaws 
At your heart, a worm that gnaws a half-eaten fruit. 
The night continues its unconsoling passage 
Mistily confused by the eyes of a dream, 
Its veil of glass distorts all lies.
It’s an October night with a veiled face.
The wind sings, the grandmother of autumn,
Spinning on the wheel a monotone,
Weaving a pensive sky and a gray sleep.
On the outskirts, I shoot the Persians 
And I stroll for a long time, walking around 
My memories stored in an ancient gallery.

Nottataccia 

Una notte di solitudine, una notte di miseria
Dove l’ennui, tuo fido, s’intrufola tra le tue ginocchia, 
Come un rimorso solitario rode
Il tuo cuore, un verme che rode un frutto sbocconcellato.
La notte prosegue il suo sconsolante passaggio
Vagamente confusa dagli occhi di un sogno,
Il suo velo cristallino distoglie tutte le menzogne.
È una notte ottobrina con la faccia velata.
Il vento canta; l’antenata dell’autunno, 
Gira al filatoio un monotòno, 
Fila un cielo meditabondo e un sonno grigio 
Nei sobborghi, tiro le persiane
E vagabondo a lungo, cammino tra
I miei ricordi conservati in un’antica galleria
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